Studio Doiz

Associazione culturale – Ravenna

Case sparse. Cantiche per una città

Case sparse: località abitata caratterizzata dalla presenza di case disseminate nel territorio a una distanza tale tra loro da non poter costituire né un nucleo né un centro abitato.

Così, fino agli anni ‘70, il Comune di Ravenna definiva la località racchiusa tra la foce dei Fiumi Uniti e quella del Bevano: un anonimo agglomerato di case, capanni da pesca e fabbricati, accanto a quella “divina foresta spessa e viva” in cui Dante volle vedere il riflesso dell’Eden perduto.

Per decenni questo lembo di riviera si è caparbiamente tenuto alla larga dalla massificazione turistica delle località limitrofe: pochissimi stabilimenti balneari, una sala da ballo, qualche abitazione privata. Il divertimento confluiva nelle capanne di tronchi disseminate lungo la mitologica Bassona Beach, terra di naturisti, droghe, evasioni.

Quindi, alla fine degli anni ’70, un’onda anomala allaga l’intero territorio. Le “case sparse” vengono sommerse dall’acqua e gli abitanti reclamano di elevare la località a frazione comunale. Nasce così Lido di Dante, da un voto plebiscitario dei cittadini sul nome da attribuire alla nuova frazione. Caso unico al mondo, ogni via del paese viene intitolata a un personaggio della Commedia. La poesia ha letteralmente dato forma a una città.

Osserviamole dall’alto, queste poche strade, che ricapitolano l’intero viaggio poetico dantesco, e facciamoci tentare da libere associazioni. Paolo e Francesca danno il nome al viale che a est costeggia i campeggi e s’inoltra per le dune della pineta fino alla foce del Bevano – possiamo immaginare i loro spiriti abbarbicati su quel lembo di sabbia battuto dal vento invernale, come nell’Inferno.

Viale Catone divide in due la città, come se l’accesso al mare fosse presidiato dall’austero occhio del custode del Purgatorio. A sud, nella zona più distante dalla spiaggia, abitano le anime dannate, con l’eccezione dell’iracondo Marco Lombardo: Ugolino, Farinata e Cavalcanti, questi ultimi due vicini di casa – o di tomba, come accade nei sepolcri della città di Dite. 

A nord troviamo invece una rassegna di personaggi luminosi, anime del Purgatorio e del Paradiso: Lucia, Cacciaguida, Beatrice, Costanza, Piccarda, Guido del Duca. Fino al mare: è proprio lì, nel punto più vicino all’Adriatico, che seduti a riva lungo viale Matelda possiamo quasi sentire il canto di questa figura edenica e misteriosa, la più vicina a Dio secondo la metafisica della Commedia.

Partendo dalla riflessione intorno allo stradario di questo lido, Studio Doiz ha deciso, nell’anno dell’anniversario dantesco e in collaborazione con l’Assessorato al Turismo e quello al Decentramento del Comune di Ravenna, di rileggere l’opera del poeta in modo insolito e periferico. L’umiltà di questa frazione è un potente lievito per la fantasia; la sua odonomastica ispira una trasfigurazione artistica della città, che si rivela più fresca e innovativa di tante celebrazioni ufficiali. 

Lido di Dante, silenziosa e dimenticata d’inverno, affollata di turisti d’estate, ai margini della vita culturale ravennate, offre la possibilità di rileggere la Commedia da un punto di vista “basso”, ma non per questo meno nobile e, soprattutto, inedito. Si tratta di esercitare l’immaginazione e lo sguardo e ritrovare in questa realtà un appiglio per riascoltare e re-interpretare i versi danteschi.


Case sparse. Cantiche per una città rispecchia nelle sue opere – un’installazione fotografica firmata da Giovanni Barbato, un’opera visiva di Caterina Morigi e un’opera concettuale di Iacopo Gardelli – il carattere intrinsecamente popolare della Commedia, tanto radicata nella memoria di questo territorio da plasmare l’embrione di una città.

Acqua Cupa
Caterina Morigi, Ravenna, 2021, tecnica mista su carta cotone.

Nel rifuggire una copia statica e reiterante della Commedia, Acqua Cupa privilegia una visione cangiante, cogliendo dal testo solo minime suggestioni. Gli aspetti marginali vengono amplificati, facendo del soggetto quasi un simbolo astratto in un ambiente vago, esattamente come nel progredire delle forme nel Paradiso di Dante.

Ogni personaggio, che corrisponde a una via cittadina, è trasposto in segno e disposto in un’atmosfera; qui la struttura toponomastica della città non è tradotta con esattezza geografica, ma nuovamente ripristinato l’ordine di apparizione. La lettura quasi letterale della poesia cristallizza i soggetti in stelle, pietre, uccelli e occhi che abitano luoghi cromatici, costituiti in realtà da materie mutevoli, ovvero da colori e sostanze sensibili alla luce e all’umidità dell’ambiente circostante. 

L’immaginario che l’opera vuole incarnare per osmosi è quello del luogo di mare che mantiene in sé il passaggio svelto del turista e l’abitudine dell’abitante.

Vie smarrite
Iacopo Gardelli in collaborazione con Nicola Varesco, Ravenna, 2021, stampa su polionda.

Può una città nascere dalla poesia? Vie smarrite, in un gioco d’astrazione che si ispira alla più classica enigmistica balneare, prende sul serio questa domanda e replica la genesi storica di Lido di Dante. Il verso dantesco si fa geografia: persi in un caos di 10.000 lettere, gli endecasillabi originali della Commedia disegnano, una volta trovati, l’esatto stradario del lido, proprio come avviene nella realtà.

Un endecasillabo per ogni personaggio a cui sono intitolate le strade di Lido di Dante (Beatrice, Cacciaguida, Catone, Cavalcanti, Costanza, Guido del Duca, Lucia, Marco Lombardo, Matelda, Paolo e Francesca, Piccarda, Ugolino), più due licenze artistiche per completare la mappa della città con via Marabina e via Guido Novello: in quest’opera la città si traduce in poesia e viceversa, in un omaggio al potere “strutturante” della metrica dantesca. 
Così come i versi mettono ordine nel caos di queste lettere “sparse”, disegnando la mappa di Lido di Dante, così gli endecasillabi della Commedia hanno codificato la lingua italiana col loro rigore metrico.

Senza titolo
Giovanni Barbato, Ravenna, 2021, stampa ai sali d’argento su carta politenata.

La ricerca fotografica qui portata avanti punta a mettere in risalto le trame e le sotto-trame che si dipanano da ogni personaggio della Commedia, preso in esame attraverso un doppio dialogo con il paesaggio e lo spettatore.

In un movimento continuo tra forma e luce, le immagini si fanno carico di significati altri in cui risuona l’eco delle terzine dantesche e allo stesso tempo giocano con chi le guarda in un invito a ricercarne le assonanze più soggettive.


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