Parole per un manifesto impossibile

Così, i furori dell’adolescenza non trovano una società capace di soffiare sulle braci.

Sono gli anni Zero del grande torpore, della cinica spensieratezza berlusconiana. È l’ultima ora di pace per l’Occidente; ma è una pace disturbata da immagini che tornano come sogni durante una veglia fasulla: torri che cadono, terrorismo, fobia del futuro, disastri ecologici, emigrazioni.

I nodi inevitabili di un sistema produttivo malato emergono come gli effetti collaterali di un ansiolitico: l’Occidente scaccia le ombre che incombono e raddoppia le dosi. “Evada chi può”: questo diventa il motto dell’industria culturale. Da qui la sovrabbondanza di prodotti e sottoprodotti nazional-popolari che raccontano realtà parallele, dove traslare la catarsi di conflitti che non si ha il coraggio né la capacità di affrontare nel reale: è l’esplosione del fantasy.


La gioia dello scontro è negata: l’adolescente impara a leggere altri mondi, ma gli sfuggono le contraddizioni che ha sotto gli occhi. Non padroneggia un lessico politico, non ha ideologie che gli correggano le miopie: gli unici veri problemi sono problemi privati.